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venerdì 11 settembre 2009

Fini: "Berlusconi chiarisca sulle stragi di mafia del '92-'93"

di Domenico Giampetruzzi
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, interviene da Gubbio per confermare le sue idee ed opinioni su numerosi temi scottanti per il centro-destra. Lo fa in occasione del celebre appuntamento estivo della scuola di formazione politica di Forza Italia davanti ad una platea di dirigenti, militanti e sostenitori del Popolo delle libertà. Parole dure e schiette che dimostrano ancora una volta l'onestà intellettuale di uno dei più autorevoli e importanti politici della destra italiana.
Il presidente Fini era stato oggetto di pesanti critiche da parte del direttore de 'Il Giornale', Vittorio Feltri, per le sue idee ed opinioni contrastanti con quelle della maggioranza del governo. "Il mio ruolo -sostiene Fini- impone un atteggiamento terzo. Alla luce delle dichiarazioni di questi giorni non posso non dire che non ho lo scolapasta sulla testa, non posso essere liquidato come un matterello, non ho tra le mie letture il Capitale, quindi non posso essere liquidato come un compagno e non ho l'ambizione di andare al Quirinale. Sono un soggetto politico a pieno titolo, devo dire le mie opinioni: dove se non pubblicamente?" E sulla telefonata con Silvio Berlusconi dichiara: "Berlusconi mi ha detto: è dal 27 marzo che non c'è nessun confronto. Io gli ho detto - spero non si offenderà che lo dica pubblicamente -: non è possibile che dal 27 marzo il partito non decida. E' nella natura di un partito come il nostro discutere, chi si aspettava vi fosse il pensiero unico ha sbagliato". Sulla questione immigrati dichiara: "E' miope affrontare questo problema solo sul versante della sicurezza". "Il Pdl nasce come un movimento nazionale, la questione Sud va discussa" mentre sulla difesa dei cittadini è stata concessa "la bandierina delle ronde", ma ora vanno forniti fondi alle forze di polizia.
Il passaggio più importante dell'ex leader di An è relativo al binomio magistratura- mafia con il collegamento alle stragi di inizio anni '90. "Sono convinto che c'è un accanimento su Berlusconi, ma neppure lontanamente bisogna dare il sospetto che noi non vogliamo verità sulle stragi. Sui fatti che riguardano Borsellino e Falcone -afferma il presidente della Camera- va fatta verità anche se dopo molti anni".
Parole e discorsi di un certo livello culturale e politico che hanno mandato in tilt il premier Berlusconi che si è sfogato con i suoi uomini di fiducia. "E' chiaro che vuole la mia morte politica - è lo sfogo del presidente Berlusconi- ma non capisco dove pensa di andare se tutti i suoi uomini sono passati con me. Gli sono rimasti solo quattro gatti. E non dimentichi chi ce l'ha messo nel posto dove sta. Ha attaccato Feltri ma non ha detto una parola quando Repubblica attaccava me. Cerca ogni pretesto per lo scontro. E adesso si presta a questa manovra oscura delle procure".

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