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sabato 31 ottobre 2009

Rutelli lascia ufficialmente il Pd per entrare nell'Udc

di Domenico Giampetruzzi
L'ex leader e fondatore della Margherita, Francesco Rutelli, ha annunciato di lasciare subito il partito democratico. Lo ha dichiarato in un'intervista curata da Marco Cianca e pubblicata oggi sul ''Corriere della Sera''. Una scelta che era già nell'aria fin dall'uscita del suo libro ''La svolta'' e che era trapelata subito dopo la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie del Pd.
Una decisione scaturita dalla natura politica dell'attuale partito democratico. Secondo Rutelli il Pd non è un partito di centrosinistra ma bensì il ceppo del Pds con indipendenti di centrosinistra. I buoni propositi iniziali derivanti dalla fusione dei due principali partiti di centrosinistra, Margherita e Ds, non ha portato a nulla di buono. Il Pd non è mai nato secondo l'ex candidato premier. L'unico interlocutore essenziale per il nuovo partito di centro è Perferdinando Casini dell'Udc.
«Sospendendo l'attività della Margherita abbiamo posto tre condizioni: niente approdo nel socialismo europeo; basta collateralismo; pluralismo politico. La promessa -afferma l'ex leader della Margherita- non è stata mantenuta. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito. Occorre cambiare l'offerta politica, altrimenti tutto è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega. Cambiare l'offerta politica - sostiene Rutelli- significa unire forze democratiche, liberali, popolari. Contrapporsi al populismo di destra, alla xenofobia, al radicalismo di sinistra, al giustizialismo. E definire una proposta credibile. Il mio desiderio è far crescere una squadra, non un partito di Rutelli. Casini è un interlocutore essenziale».
Rutelli non dimentica il suo passato politico nel partito Radicale, nei Verdi e nella Margherita anzi ne è onorato e nell'augurare al Pd il meglio, nell'interesse del Paese lancia l'ultima stoccata ai suoi ex colleghi di partito. «Guardando a sinistra - prosegue Rutelli - molti altri hanno avuto almeno tre partiti prima del Pd: Pci, Pds e Ds. La differenza è che in cuor loro si sentono in perfetta continuità, e questa mancata discontinuità è uno dei maggiori problemi che avrà il Pd».
Una scelta che potrebbe costar caro al partito democratico anche in vista di altri probabili abbandoni, uno su tutti la cattolicissima Paola Binetti, e che va sicuramente a rafforzare il terzo polo che sta assumendo a tutti gli effetti le sembianze della vecchia Democrazia cristiana. Il Pd certamente subirà inizialmente un calo di consensi elettorali ma ne guadagnerà in futuro poichè sta sempre di più prendendo forma e sostanza. Sta diventando un vero e proprio partito con idee e ideali sempre più precisi e non più confusi come fino a qualche settimana fa.

3 commenti:

lefo ha detto...

piano piano andrà verso il pdl

Domenico Giampetruzzi ha detto...

Credo proprio di no anche perchè la mossa di Rutelli è la stessa che è stata fatta nel passato recente da Adornato e altri del Pdl che sono andati a finire nell'Udc...
Mi auguro che altri cattolicissimi del Pdl finiscano nel partito di Casini;)

storico ha detto...

non mi va di accodarmi al Taffazzismo di chi nel Pd gode nel vedere che le persone se ne vanno . L'uscita di Rutelli è un sintomo di un più vasto malessere che coinvolge i moderati di centro, che stanno traslocando verso Casini o addirittura verso il PDL. IL PD sta fallendo nel suo progetto di riunire le due anime della margherita e dei DS. Alla fine contandosi si rimarrà compiaciuti nell'essere rimasti in quattro gatti duri e puri



La fuga di Rutelli e la diffidenza dell'elettorato moderato verso il PD

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