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mercoledì 25 novembre 2009

Caso Marrazzo, il racconto della trans Natalie e dei genitori di Cafasso

di Domenico Giampetruzzi
La morte della transessuale brasiliana, Brenda, avvenuta per asfissia nel suo mini-alloggio di 18 metri quadrati ha lasciato il segno. I misteri e i sospetti che avvolgono questa terribile fine sono tanti. I media sono attenti a cogliere qualsiasi particolare. Per molti si tratta di un "omicidio di Stato" dove l'intreccio tra politica-trans-cocaina può comportare altre vittime e dove probabilmente si nasconde la mano pesante della camorra.

La viado Brenda era una testimone chiave del caso Marrazzo. L'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, ha ammesso ai giudici che ha avuto due incontri sexy con Brenda e un'altra transessuale di nome Michelly. Circostanza che è stata confermata ieri dall'amante segreta di Marrazzo, la transessuale Natalie, nello studio televisivo di "Porta a Porta". Nel ripercorrere la nota vicenda che ha portato all'arresto dei 4 carabinieri malavitosi Natalie ha sbugiardato gli stessi ed ha affermato che quel 3 luglio nel suo appartamento di via Gradoli non era presente il pusher, Gianguerino Cafasso. Natalie ha anche dichiarato che non forniva cocaina all'ex presentatore di ''Mi manda Raitre".
Natalie ha inoltre affermato di essere a conoscenza dei due incontri sexy avuti tra Marrazzo e le due compaesane, Brenda e Michelly, e dell'esistenza di foto e videofilmati presenti nel cellulare e nel pc di Brenda. L'amante segreta di Marrazzo ha detto di aver conosciuto Cafasso ma di non esser stata suo amico. Il pappone dei viados è morto nel settembre scorso dopo aver assunto un cocktail micidiale di eroina spacciata per cocaina.
I genitori di Gianguerino Cafasso gridano il loro dolore per una morte che è avvolta dal mistero e che fino a qualche giorno fa non interessava nessuno: nè media e nè inquirenti. Il padre Pasquale Cafasso, 72 anni, è convinto che suo figlio sia stato ammazzato e lo difende dalle accuse di essere i pappone dei trans e l'informatore dei carabinieri malavitosi.
«L’hanno chiamato -afferma il padre di Gianguerino- pu­sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han­no dipinto come il grande ricat­tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem­bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri­ma m’aveva detto di avere pau­ra... Altro che overdose, l’han­no ammazzato. Eppure nessu­no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi».
«Hanno pure detto -prosegue Pasquale Cafasso- che era un confidente dei carabinieri ar­restati. Macché confidente. Poco tempo prima che lo trovassero morto, mi raccontò che voleva lasciare il suo appartamento in affitto a Roma perché lì dentro accadevano strane cose, lui face­va il guardiano in una fabbrica con la sua compagna che face­va le pulizie, noi sapevamo che si chiamava Jennifer ma ignora­vamo che fosse un trans. Dun­que, mio figlio diceva che quan­do tornava la sera trovava le co­se spostate, una volta le cami­cie nell’armadio, un’altra gli og­getti personali, anche il mobi­lio. Diceva: papà, io devo andar­mene non mi sento più sicu­ro...».

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