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lunedì 23 novembre 2009

Cinema, Marpiccolo: il Gomorra di Taranto

di Domenico Giampetruzzi
Nessuno ne parla. La stampa e i media hanno fatto ben poco, o meglio quasi nulla, per pubblicizzarlo. Eppure a me il film "MarPiccolo" diretto dal regista Alessandro Di Robilant è piaciuto davvero tanto. Il film trae spunto dal libro "Stupido" dello scrittore Andrea Cotti. MarPiccolo ha partecipato nella sezione Alice al Festival Internazionale del cinema di Roma edizione 2009.

Il film "MarPiccolo" è molto simile a Gomorra ma la città in questione non è Napoli ma bensì la capitale ionica meglio conosciuta come la città dei due mari, Taranto. Città in passato terra di lotte e conquiste criminali intestine tra le diverse faide della potentissima organizzazione criminale "Sacra Corona Unita". Al centro di tutto vi è una storia di degrado sociale, istituzionale, culturale e politico con protagonista principale un giovanissimo studente di nome Tiziano, 17 anni, arruolato nelle file della mafia locale.

Il giovane protagonista vive in uno dei quartieri più degradati della città, il Paolo VI. A due passi dal gigante industriale Ilva che ha reso Taranto una delle città più inquinate d'Europa con un elevato tasso di incidenza tumorale per l'emissione nell'atmosfera della diossina e di altri gas che stermina uomini e animali. Tiziano vive in una famiglia disagiata che quotidianamente sopravvive nella sofferenza e nella solitudine.

Il padre è un fallito che sperpera quotidianamente il denaro familiare ai videopoker accumulando debiti con i criminali e spacciatori di droga che controllano la zona. La sorella più piccola è malata di tumore. La madre lotta quotidianamente con forza e tenacia per salvaguardare la famiglia e per garantire un futuro migliore ai figli.

Il giovane Tiziano, ben interpretato dall'ex calciatore ora giostraio Giulio Beranek (21 anni), per salvare dai debiti suo padre entra nel circolo vizioso della malavita organizzata commettendo crimini, rapine e tentati omicidi. Finisce in carcere dove impara la legge dura dei carcerati. Dopo aver scontato la pena il giovane tarantino chiude i conti con la malavita organizzata e grazie al sostegno morale della sua fidanzata, Stella, fugge da una terribile e terrificante realtà dove l'illegalità diffusa e la mancanza dello Stato e delle istituzioni la fanno da padrona. Una via di fuga per cercare il riscatto al Nord senza l'aiuto della propria famiglia che ha invece preferito assoldarsi alla mafia locale.

«Marpiccolo non è solo un film di denuncia su Taranto, ma come il libro racconta la vita in quartieri difficili, che in Italia sono tanti» precisa il regista Di Robilant. «Inizialmente - spiega il regista- la sceneggiatura non aveva un’ambientazione. Poi un giorno sono passato per Taranto e mi ha molto colpito. È una città greca bellissima, con anime contrapposte, ferita da tante cose fra cui la presenza dell’Ilva. Dell’inquinamento se ne sente l’odore, se ne vede il colore, è cosparsa ovunque di una polvere rossa, che entra negli occhi. Taranto è la terza città più inquinata d'Europa».

«Il mio personaggio -continua il regista- è realissimo. Anche oggi l’unica via d’uscita per un ragazzo di determinati quartieri di Taranto è andare via, per non stare a contatto con certi soggetti e ambienti. Bisognerebbe dare ai giovani nuove possibilità di lavoro e studio per restare, perchè se i buoni se ne vanno, la gente che rimane è sempre la stessa».

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