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domenica 8 novembre 2009

Lettera di un lavoratore precario: "In questa società siamo condannati al suicidio"

Pubblichiamo integralmente una lettera scritta da un lavoratore precario e giunta in redazione.

Ciao domenico, mi chiamo Claudio e ti scrivo perchè volevo solo chiederti un consiglio. Un uomo come me maturo giovanile, onesto con un passato molto dignitoso ora si trova a vivere in una situazione drammatica. Svolgo attività lavorative come precario però non vengo pagato. Ho chiesto aiuto a politici, gente influente, tutte facili promesse ma niente di concreto. Insomma nessuno cerca in qualche modo di dare un aiuto. Anzi caro domenico siccome convivo con una donna molto piu giovane di me e molto carina, e i miei anni grazie a DIO me li porto molto bene, ricevo esclusivamente invidia e gelosie.
L'amore per me è fondamentale ma e necessario un lavoro sicuro. Sono due mesi che l'azienda per cui lavoro non mi paga. Sto entrando lentamente in depressione. Vedo con i miei occhi cose ingiuste. La gente corrotta invece continua tranquillamente il suo disonesto lavoro.
Tutto si basa sulle raccomandazioni. Una mia amica si vanta che al concorso universitario posti n 2, è entrata lei e la sorella. La domanda fatta dalla commissione è stata ''di che colore sono le sue scarpe".
Parliamo di anni fa, ma nulla è cambiato da allora. Ora le domande che ti faccio sono queste: "Se tutte le porte sono chiuse perche nessuno vuole far qualcosa? Un uomo come me che deve fare? Forse mi rimane il suicidio.
Sicuramente dopo, tanti di loro direbbero il contrario,disposti tutti ad aiutare. Mi dispiace per questo mio sfogo, mi dispiace che questo governo mi abbia tolto la possibilità di restare al mio posto come cap aeronautica all'aeroporto Pratica di Mare dove ho lavorato per un anno intero. Nonostante ho avuto elogi su elogi e tutti erano sicuri che mi avrebbero tenuto ma in realtà non è andata così. Tanto è vero che la lettera per la mia conferma è stata per molto tempo sulla scrivania.......Mi hanno mandato via facendomi sapere che il motivo era economico. Allo stato costavo troppo, domenico pensa come è crudele lavorare onestamente, prendere lo stipendio tutti i mesi e poi perdere tutto all'improvviso e sopratutto perdere la dignità di lavoratore oltre che di persona. Mi chiedo se in una situazione così drammatica come la mia, un posto in più avrebbe fatto fallire lo stato, dopo che si leggono ancora storie come quella dell'ex presidente di Regione, Piero Marrazzo. Io vivo a roma e faccio da tanti anni il precario, ma le entrate sono miser. A volte non si prende nulla, non mi vergogno a confidarti che il più delle volte saltiamo i pasti sostituendo il tutto con il thè.
Mi dispiace che a nessuno interessi la mia triste storia, eppure sono italiano come loro. Ti abbraccio e ti stimo molto.
Claudio

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E' tutta una questione casuale e di belle o brutte circostanze. Io sono 6 anni che lavoro da precario in 5 aziende diverse e ne ho le palle piene ma soprattutto ne ho le palle piene di leggere queste cose!! In media io cambio più o meno un'azienda all'anno e sono stato fermo soltanto due mesi ma sto facendo esperienze che mi portano a vendermi sempre meglio! Il posto fisso al giorno d'oggi è anacronistico, è una cosa d'altri tempi e bisogna conviverci. Il posto fisso è il prezzo della sicurezza ma è anche la morte delle facoltà mentali: si diventa rincoglioniti a forza di fare sempre la stessa identica cosa nello stesso identico posto. Io ho 30 anni lavoro con colleghi assunti in tempi in cui bastavano 20 giorni di prova che addesso hanno 40 anni: sono delle amebe che trascinano le chiappe nello stesso posto da ventanni! C'è qualcosa di più triste? Altro che perdere un lavoro! Il lavoro come si perde si trova! Non è uno sbattimento, anzi vendersi bene è una conferma di sè e ci si può vendere finchè si sta in piedi. Sono palle che a 40 o 50 anni non si trova lavoro. Tutte balle. C'è gente che lavora anche a 70 anni. Meditate

Anonimo ha detto...

Dimenticavo un dettaglio essenziale: se uno è in paranoia perchè non viene pagato significa che fa qualcosa di poco rilevante e che probabilmente deve qualificarsi meglio.
Se Pinco Pollo non è qualificato e non sa nemmeno vendersi ci sono più probabilità che il mondo del lavoro non lo paghi, e qui la precarietà non centra nulla.
Mi stanno girando talmente tanto a sentire tutta la gente che si lamenta e non si muove che mi viene voglia di buttare via duemilaeuro per autoprodurre un libro sulle balle del precariato e sulle tecniche per rigirarlo a proprio vantaggio.
L'unico suicidio è poltrire una vita nelle mura dello stesso ufficio senza fare niente per migliorare se stessi!
Viva il precariato e viva Marrazzo!

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