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lunedì 30 novembre 2009

Marco Travaglio: «Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla giustizia a orologeria sono in malafede»

di Domenico Giampetruzzi

Il giornalista tv e scrittore Marco Travaglio ha parlato nell'appuntamento odierno di "Passaparola", spazio gestito sul blog di Beppe Grillo, dei pentiti di mafia e del rapporto tra mafia e politica. Il brillante giornalista del "Fatto Quotidiano" si è soffermato sulle dichiarazioni del pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, e sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo Travaglio i giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone furono i padri del reato di concorso esterno poichè ne definirono i contorni per la prima volta nell'ordinanza del processo Maxiter nel luglio del 1987.
«La mafia -afferma Marco Travaglio- è una società segreta. Gli affiliati hanno il vincolo della riservatezza assoluta, non possono dire in giro di essere mafiosi. Non possono dirselo nemmeno fra di loro salvo alcune circostanze molto normate dalle regole mafiose. E quindi per sapere qualcosa della mafia bisogna sentire i mafiosi poi naturalmente bisogna verificare che dicano la verità. Ma non è perche uno è mafioso è di per sè bugiardo».
«Sentite dire -prosegue il giornalista- tante stupidate in questi giorni. Per esempio che questa storia del concorso esterno in associazione mafiosa ce l'abbiamo solo noi. Intanto noi abbiamo la Mafia e gli altri paesi non ce l'hanno. Noi abbiamo Cosa Nostra e gli altri non ce l'hanno. Noi abbiamo la camorra e gli altri paesi non ce l'hanno. Abbiamo la 'ndrangheta e gli altri paesi non ce l'hanno. Quindi è ovvio che ciascun si occupa dei reati tipici del suo paese. Certo in Danimarca non c'è il concorso esterno in associazione mafiosa. Perchè? Perchè non c'è l'associazione mafiosa e quindi non c'è nessuno che può concorrere».
Il giornalista del "Fatto Quotidiano" ha poi fornito la sua spiegazione in merito alle ultime dichiarazioni di Marcello Dell'Utri e di Silvio Berlusconi sulla mafia e sui pentiti. «In questi giorni sentite dire che c'è una giustizia a orologeria. Cioè che ci sono questi pentiti e questi magistrati che a un certo punto si mettono d'accordo tutti insieme per spodestare Berlusconi. Chi dice questo oltre a essere totalmente in malafede, infatti chi lo dice è Berlusconi, non sa come avvengono gli interrogatori e come inziano le collaborazioni dei mafiosi con la giustizia».

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