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mercoledì 23 dicembre 2009

Marco Travaglio: D'Alema & Violante e la loro voglia matta di impunita'-immunita'

di Domenico Giampetruzzi
L'intellettuale e illuminato giornalista italiano, Marco Travaglio, è stato oggetto da qualche settimana a questa parte di insulti e polemiche da parte di giornalisti e politici di sinistra e destra che l'accusano di essere uno dei fomentatori di odio in Italia. L'accusano di essere anche uno dei mandanti morali dell'attentato choc al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Roba da pazzi. Per il giornalista e scrittore torinese il quotidiano "Il Fatto Quotidiano" sta raccogliendo le firme per tutelare e sostenere Marco Travaglio e la libertà di informazione e opinione nel nostro Paese. Attualmente sono state raccolte oltre 55mila firme. Per firmare l'appello del giornalista Antonio Padellaro clicca qui.

Marco Travaglio si è soffermato sul Fatto Quotidiano sull'inciucio che l'ex ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha invocato in questi giorni per tutelare in materia di giustizia il premier Berlusconi. Una strada che secondo l'ex segretario Ds è possibile e utile per il Paese. Una strategia che in passato è stata utilizzata anche dai padri costituenti come nel caso del compromesso raggiunto con i comunisti degli anni '40 per l'articolo 7 della Costituzione relativo ai rapporti fra Stato e Chiesa.

«Gli avvocati del premier -afferma Marco Travaglio- si affannano a escogitare non una, ma tre leggi ad personam (superlodo Alfano con turboelica costituzionale, legittimo impedimento ovviamente illegittimo e processo breve anzi morto) con l’amorevole collaborazione del duo Violante & D’Alema. I quali, mentre ribadiscono di essere contrari alle leggi ad personam per evitare che gli elettori capiscano, lasciano chiaramente intendere una voglia matta di immunità-impunità. E seguitano a richiamarsi alla “Costituzione del 1948”. Si guardano bene -conclude lo scrittore- dal dire che il vecchio articolo 68 non prevedeva alcuna immunità automatica, ma solo la possibilità che il Parlamento bloccasse eventuali inchieste viziate da fumus persecutionis, nei casi rarissimi, eccezionali di magistrati animati da intenti persecutori contro esponenti dell’opposizione per reati politici».

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