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martedì 16 febbraio 2010

Fatto Quotidiano: Marco Travaglio invita Antonio Di Pietro a ritornare indietro sull'operazione Vincenzo De Luca

di Domenico Giampetruzzi
Il giornalista del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha scritto un altro interessante articolo sul quotidiano domenica scorsa per far riflettere il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, in merito all'appoggio della candidatura del plurindagato Vincenzo De Luca alle prossime regionali della Campania. L'analisi dello scrittore torinese è molto interessante e l'ex pm di Milano sembra non aver capito abbastanza bene la terribile situazione del sistema politico italiano che, vedendo anche gli ultimi scandali basati sulla corruzione che hanno travolto politici e funzionari dello Stato e l'affaire mafia grazie alle dichiarazioni di Ciancimino jr sul premier Silvio Berlusconi, sta per crollare da un momento all'altro.
Magari in Italia ci fossero tanti intellettuali liberi e indipendenti come Marco Travaglio che aprono gli occhi alla classe politica ma soprattutto che seguano i suoi illuminanti consigli. Ma vedendo come si sta comportando l'unico leader politico italiano, Antonio Di Pietro, che fino a poco tempo fa era molto sensibile a certi temi etici e morali possiamo aspettarci solo il peggio. Marco Travaglio ha analizzato la delicata situazione del nostro Paese facendo dei paragoni con gli anni di Tangentopoli. Il giornalista del Fatto Quotidiano ha invitato ancora una volta Antonio Di Pietro a ritornare sui suoi passi per dare un segnale forte e chiaro a tutti coloro che amano e desiderano vivere in un Paese pulito e senza politici corrotti, mafiosi e anche indagati.
"Anche oggi -ha scritto Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano-, a Milano come a Firenze, a Bari come a Palermo, ci sono inchieste che non si limitano a singoli episodi, ma hanno tutte le potenzialità per “sfondare” fino a far saltare il tappo del sistema. Un sistema ampiamente screditato, indebolito, dilaniato da guerre intestine (la crescente insofferenza dei finiani e della Lega nella maggioranza, per non parlare dello scontro nella cruciale Sicilia tra gli amici di Schifani e Alfano e il clan Dell’Utri-Micciché che ha dato vita al Partito del Sud di Lombardo; e, dall’altra parte, la putrefazione del Pd e l’estinzione della sinistra radicale). Anche i poteri forti della Confindustria e del Vaticano sembrano vacillare, la prima per la crisi e il secondo per la guerra dei dossier. Lo scandalo che ha travolto Bertolaso è, se possibile, ancor più destabilizzante dei processi a Berlusconi: perché Bertolaso, uomo di Gianni Letta molto amato da una porzione del Pd e ben introdotto Oltretevere, è il punto d’intersezione di poteri ancor più antichi e inossidabili di quelli che sostengono l’eterno parvenu Berlusconi".
"Intanto -prosegue Marco Travaglio- la mafia dà segni di crescente insofferenza per le “promesse tradite”. Solo chi non vuole o non può vedere quel accade se ne resta asserragliato nella sua piccola trincea, in attesa che “passi ‘a nuttata”, blindandosi con improbabili legittimi impedimenti, lodi e lodini, nuove immunità. Chi ha occhi per vedere, invece, dovrebbe prepararsi a raccogliere i cocci del pentolone che sta per saltare e a fornire un approdo di chi, verosimilmente, resterà presto senza punti di riferimento. Fino a una settimana fa, Di Pietro aveva più di una chance in questo senso. Poi se l’è giocata con l’operazione De Luca. I nostri lettori e migliaia di cittadini della Rete continuano a chiedergli di tornare indietro, finché è in tempo. Ammettere di avere sbagliato è molto meglio che perseverare nell’errore".

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