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mercoledì 10 febbraio 2010

Marco Travaglio sulle "superballe" del plurindagato Vincenzo De Luca

di Domenico Giampetruzzi
In questi giorni negli ambienti politici e sui giornali della carta stampata e web si sta discutendo molto della svolta di Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori. La scelta di appoggiare in Campania alle prossime elezioni regionali il candidato del Partito democratico, Vincenzo De Luca, è stata saluta con scoscianti applausi dalla platea dei delegati dell'Idv al congresso svoltosi alcuni giorni fa. Una decisione che però non va giù ai militanti dell'Italia dei valori perchè Vincenzo De Luca è un plurindagato che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso. Quanto basta per essere escluso dalla rosa dei papabili candidati Presidenti della Regione Campania. Ma non per Pierluigi Bersani e in extremis per Antonio Di Pietro.
L'europarlamentare dell'Idv Luigi De Magistris ha espresso tutto il suo sdegno per la candidatura di De Luca dichiarando che così facendo Di Petro si assume una responsabilità grave e grossa. Dello stesso avviso anche il comico e blogger italiano Beppe Grillo che ha esortato Antonio Di Pietro a fare un passo indietro rifiutando l'appoggio alla candidatura di De Luca. Il giornalista e scrittore Marco Travaglio aveva già in precedenza criticato la proposta del Pd e ora spiega il perchè della sua scelta dalle pagine del Fatto Quotidiano. Lui non crede al fatto che Vincenzo De Luca sia stato rinviato a giudizio per fin di bene. Si tratta solo di una superballa a cui ci hanno creduto il popolo del Partito democratico e quello dell'Italia de valori.
"Enzo De Luca -scrive Marco Travaglio sul giornale- è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione. Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati. Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani). Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici".
"Uno dei beneficiari -prosegue Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano- dell’operazione, come han ricostruito i giudici, fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici. I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria. I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco".
"Nonostante il salasso -ha continuato il giornalista torinese-, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler. De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di “riconversione industriale”, utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard.Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino). E ora -conclude Marco Travaglio- chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania".

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