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venerdì 23 aprile 2010

Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio analizza lo scontro epocale tra Fini e Berlusconi

La Redazione
All'indomani del duro confronto tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, le acque nel Popolo della libertà sono molto agitate. E i motivi sono chiari e lampanti. La Lega Nord per bocca del suo leader xenofobo e razzista, Umberto Bossi, è tornato a tuonare contro Gianfranco Fini dalle pagine del suo giornale, La Padania. Lo accusa di essere un traditore e di andare contro gli interessi del Nord e del federalismo. Il giornalista e ospite fisso della trasmissione tv Annozero, Marco Travaglio, ha analizzato l'ultimo scontro tra Fini e Berlusconi sulle pagine del Fatto Quotidiano. La vignetta qui a lato è di Bandanax.
"Lo zenith del sentimento - afferma Marco Travaglio - si è registrato quando Fini ha proferito la parola “legalità”. Berlusconi ha digrignato i denti e contratto i muscoli facciali, come per sbranarlo all’istante: se Verdini, seduto a fianco, non se lo fosse legato al polso con un bel paio di manette (le porta sempre con sé per ogni evenienza), sarebbe corso il sangue. Intanto l’intera sala, eccettuati alcuni incensurati, grugniva fremente di sdegno. Legalità a noi? Chi ti ha insegnato certe parolacce? Ma allora dillo che sei venuto a provocare! Vai subito in bagno e lavati la bocca col sapone!".
"In 16 anni di storia, - scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano - nessuno aveva mai osato tanto: parlare di legalità in casa del corruttore di Mills, del principale di Mangano, dell’amico di Dell’Utri e di Cosentino fortunatamente assenti: avevano subodorato qualcosa. Non contento, il noto provocatore ha pure osato evocare la Sicilia, altro tabù proibitissimo, specie se accompagnato dal nome “Micciché”. Mancava che citasse pure Dell’Utri, poi lo menavano proprio. Ci voleva Fini per far uscire dai gangheri Berlusconi e insegnare come si fa al Pd, che in sedici anni non ci è mai riuscito: basta parlargli di legalità e di libertà d’informazione".
"Fini - prosegue Marco Travaglio - non è un presidente della Camera super partes perché ogni tanto critica il governo. Ecco, per lui è super partes solo chi è sempre d’accordo con lui. Anzi, meglio: chi è di sua proprietà. Tipo Schifani, per dire. Quanto al federalismo fiscale, Fini s’è permesso di ricordare l’impegno di abolire le province Un po’ come per le tasse: in campagna elettorale giurava di tagliarle, ora invece si vanta di non averle aumentate. Come promettere un collier alla fidanzata e poi, se quella si lamenta perché non l’ha ricevuto, replicare: Ma cara, in compenso non ti ho presa a calci in culo, cosa pretendi di più?".

1 commento:

Anonimo ha detto...

fini ha il grande merito di opporsi al regno di silvio, fatto di cortigiani, ruffiani e veline. Inoltre fini solleva vere questioni politiche, di interesse collettivo, silvio governa per le sue leggi ad personam, ma si faccia processare piuttostro. Non è segreto che silvio è colluso da un ventennio con la mafia e con la p2 di gelli, controlla il 90% dei media con direttori di giornali a libro paga e familiari. Ma non vi sembra abbastanza? puttaniere anche con le minorenni. In altri paesi berlusconi sarebbe stato cacciato dal gov erno a furor di popolo.Bossi sfrutta i media di silvio per il federalismo, del quale in realtà non gli interessa nulla, ma non può perdere la faccia con gli elettori.Il figlio di bossi, assurdo personaggio un mix fra i bravi di manzoniana memoria e obelix, farà perdere finalmente voti alla lega, troppo inutile.

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