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lunedì 17 maggio 2010

L'Espresso, Marco Travaglio analizza il losco passato di Luciano Moggi

La Redazione
In Italia è risaputo che i mafiosi vengono sempre lodati e ammirati. Coloro che lavorano onestamente e lealmente non vengono nè ammirati e nè consacrati. Sono tanti i casi di mafiosi che sia nell'ambito politico che in quello sportivo nonostante le magagne, le truffe e i reati continuano ad avere grande visibilità mediatica e non solo. Il giornalista e scrittore Marco Travaglio si sofferma sulle pagine dell'Espresso sull'ex dirigente della Juventus, Luciano Moggi, che era al vertice di una cupola mafiosa nel calcio italiano. Quando è scoppiato Calciopoli Luciano Moggi aveva promesso in lacrime di lasciare il calcio anche perchè rappresentava e rappresenta ancora oggi il letame allo stato puro del nostro amato sport nazionale. Nonostante tutto l'ex manager bianconero ha grande visibilità su giornali e trasmissioni televisive targate Mediaset e vuole ritornare nel mondo del pallone. Noi confidiamo nella giustizia sportiva.
"Comunque finisca il processo di Napoli - scrive Marco Travaglio - su Calciopoli, Luciano Moggi ha già vinto, almeno sul piano mediatico. Complici folte schiere di giornalisti smemorati e/o asserviti, vedi la recente puntata di 'Matrix', l’ex direttore generale della Juventus è riuscito a gabellare la bufala del “così facevan tutti”. Stampa e tv hanno pubblicato le “nuove intercettazioni” di Moratti e Facchetti per dimostrare che Juve e Inter pari sono. Tanto quelle pubblicate nel 2006, in cui “Lucianone” ordinava arbitri à la carte e tramava per salvare le squadre amiche, chi se le ricorda più. Eppure, per rimettere le cose a posto, basterebbe una sentenza del Tribunale di Torino: quella del 1995 sulle sexy-accompagnatrici per gli arbitri di coppa Uefa del Torino Calcio, all’epoca diretto da Moggi e presieduto da Gianmauro Borsano".
"Nel 1993 - prosegue Marco Travago- la Procura indaga sui fondi neri della società granata e scopre un conto segreto (“Mundial”) per pagare i fuoribusta a giocatori, dirigenti e procuratori, ma anche le “pubbliche relazioni-accompagnatrici”. Decine di milioni di lire per accogliere le terne arbitrali internazionali con gioielli, orologi, abiti firmati e ragazze-squillo. Nel diario del ragionier Giovanni Matta, ex contabile del club, i pm leggono: “Ieri s’è presentata Adriana R., faccia, fisico e abbigliamento di puttana di alta classe: voleva 6.300.000 per le prestazioni amorose sue (?) e di colleghe per gli arbitri Aek Atene”. Matta rivela: “Era Moggi a combinare questi incontri” insieme al factotum Gigi Pavarese. Borsano conferma: “Delle prostitute si occupava Moggi”. Adriana (la squillo arbitrale), Vittoria e Marina (addette ai guardalinee) raccontano: “Nella hall dell’albergo ci davano le chiavi delle stanze degli arbitri. Noi salivamo durante la partita e li attendevamo lì”. La scena - continua Marco Travaglio - si ripete per almeno tre turni della coppa Uefa 1991-’92. Moggi si difende come Scajola: non s’era accorto di nulla, pensava a innocenti “hostess” o “interpreti”, comunque faceva tutto Pavarese. Che si prende tutta la colpa".
Foto tratta da: http://www.booksblog.it/
Fonte: Voglioscendere.ilcannocchiale.it

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