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mercoledì 2 settembre 2009

Feltri al direttore di Avvenire Dino Boffo: "Sei un bugiardo"

di Domenico Giampetruzzi

La Chiesa Cattolica e la Conferenza episcopale italiana non si immaginavano un attacco duro e frontale dalla stampa italiana con un effetto mediatico micidiale come quello indirizzato nei giorni scorsi al direttore Dino Boffo. Per di più se si pensa che a sferrare l'attacco sia stato un solo direttore di giornale e non un'equipe di direttori. Eppure le campane della Chiesa Cattolica non stanno più suonando a festa e le gerarchie ecclesiastiche si rinchiudono a riccio per la vergogna e l'autogoal di Dino Boffo. Il giornalista della Cei scrisse qualche settimana fa una serie di articoli critici sul presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Mise all'indice i rapporti sessuali e le frequentazioni del premier con escort e minorenni. Il direttore Vittorio Feltri ha colto l'occasione per mettere a nudo l'ipocrisia e il finto moralismo di Dino Boffo causando una brusca frenata nei rapporti tra Chiesa e Stato italiano. La pubblicazione dell'atto giudiziario che mette in stato d'accusa il direttore del quotidiano dei vescovi italiani ha scosso l'intero mondo ecclesiastico. Secondo il documento giudiziario del gip di Terni il direttore Dino Boffo aveva una relazione gay tormentata nel 2001 con uno sposato. Boffo era anche conosciuto dalla polizia per essere un noto omosessuale della zona. Il direttore di Avvenire minacciava e insultava la moglie dell'uomo al telefono per vivere serenamente la sua storia omosessuale. Il tutto si è concluso con un'ammenda di circa 500 euro. La Cei si è subito schierata al fianco del direttore incriminato ricevendo anche l'implicito sostegno di Papa Benedetto XVI che ha recentemente dichiarato: "Dio protegge anche i peccatori". Detto, fatto... Boffo aveva rilanciato definendo il documento ''un'emerita patacca'' e accusando Vittorio Feltri di essere falso. Ha inoltre dichiarato di non conoscere affatto quella donna. Altra bugia documentata dalle prove dei testimoni. Bugie e bugie di chi ormai si trova nella merda....Questa volta però la Chiesa Cattolica non può lavarsi i panni sporchi nella propria fortezza perchè la stampa nazionale ed estera si è ampiamente interessata a questa scabrosa faccenda sessuale. Così il direttore Dino Boffo ha presentato le dimissioni dal quotidiano. Dimissioni che sono state subito rifiutate dal segretario della Cei.

Vittorio Feltri dalle pagine del suo quotidiano continua a soffermarsi sulla vicenda del direttore di Avvenire. "Il Tribunale di Terni -scrive Feltri- ha dichiarato, per bocca del Gip, Pierluigi Panariello, che i particolari rimangono nel fascicolo in quanto suscettibili di interpretazioni, e solo le parti del processo sono autorizzate a prenderne visione. Boffo è una parte ed è in possesso di tutti gli atti; se intende sul serio chiudere il discorso deve renderli noti. Il nocciolo della questione comunque è nel decreto oltre che nelle parole del Gip. È ingenuo voler minimizzare come fanno Boffo e i suoi difensori d’ufficio con o senza abiti talari. Conviene accettare l’evidenza dei fatti e magari spiegarli fornendo le carte, non limitandosi a dire che il telefono galeotto era sì del direttore di Avvenire, ma veniva usato da altra persona". Il direttore de ''Il Giornale'' ha poi aggiunto: "Perché questa è una balla cui i magistrati non hanno creduto e nemmeno preso in considerazione per manifesta inattendibilità. La domanda è la seguente: perché Boffo molestava la donna? Gelosia? Gelosia eterosessuale o omo? È ininfluente. Non abbiamo simili curiosità perché ciò che accade nei letti altrui è coperto non solo dal segreto istruttorio ma pure dalle lenzuola. Però il molestatore, per favore, la smetta di negare e di strillare che il Giornale si è costruito in casa un dossier bugiardo. Finora qui di bugiardo c’è solo lui. Il quale, se avesse ammesso subito la consistenza della notizia, avrebbe fatto cessare il polverone nel giro di 24 ore. Coraggio, Boffo. Rompi gli indugi come quando li rompesti per censurare i comportamenti licenziosi (e non i reati perché non ce n’erano) di Silvio Berlusconi".

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